Hai appena firmato un contratto di locazione, oppure stai per farlo, e ti chiedi se rientri tra chi può recuperare parte del canone con le tasse. È una domanda legittima, e la risposta non è scontata come sembra online. Il bonus affitto giovani non è un bonus una tantum né un contributo diretto: è una detrazione IRPEF, con requisiti precisi su età, reddito, contratto e residenza. Vediamo punto per punto chi ne ha davvero diritto e quanto vale in pratica.
Prima di entrare nei dettagli, una precisazione che eviterà confusione più avanti: questa agevolazione non ha nulla a che fare con la deduzione del canone di locazione nel calcolo dell'ISEE. Sono due strumenti diversi, che agiscono su basi di calcolo diverse e non vanno mai sovrapposti nel ragionamento. Ci torniamo con calma in un paragrafo dedicato, ma tienilo a mente fin da ora.
Cos'è il bonus affitto giovani e chi può richiederlo
Il bonus affitto giovani è una detrazione IRPEF pensata per chi ha tra i 20 e i 31 anni non compiuti e vive in affitto con un reddito basso. Non è un rimborso automatico: va richiesto nella dichiarazione dei redditi e riduce l'imposta lorda dovuta, non il canone versato al proprietario.
Chi può beneficiarne, in sintesi? Un giovane che ha un'età compresa tra 20 anni e 31 anni non compiuti, un reddito complessivo entro una soglia precisa, e un contratto di locazione regolare per un'abitazione che non sia quella dei genitori. Sembra semplice, ma ognuno di questi requisiti nasconde dettagli che possono far perdere il diritto alla detrazione se sottovalutati.
Vale la pena chiederselo subito: perché esiste una soglia di età così specifica? La misura nasce per sostenere l'autonomia abitativa dei giovani che escono dal nucleo familiare per motivi di studio o lavoro, in un periodo della vita in cui i redditi sono tipicamente più bassi. Per questo il legislatore ha legato il beneficio a un'età precisa e a un tetto di reddito relativamente contenuto.
Se hai già superato i 31 anni, o non hai ancora compiuto i 20, questa detrazione semplicemente non ti riguarda: non esistono deroghe o eccezioni legate a situazioni particolari. È bene saperlo prima di perdere tempo a raccogliere documentazione inutile.
I requisiti anagrafici e di reddito nel dettaglio
Per accedere al bonus servono due condizioni cumulative: un'età tra 20 e 31 anni non compiuti e un reddito complessivo non superiore a 15.493,71 euro. Basta mancare anche uno solo dei due requisiti per perdere l'intera detrazione, non una sua parte proporzionale.
Partiamo dall'età. Il requisito anagrafico va verificato con attenzione perché la soglia è "31 anni non compiuti", quindi chi compie 31 anni durante l'anno d'imposta perde il diritto alla detrazione per l'anno in cui il compleanno cade prima della scadenza del requisito. Non conta l'età al momento della firma del contratto, ma quella maturata nel periodo d'imposta per cui si richiede la detrazione.
Il reddito complessivo, invece, è quello del richiedente e non del nucleo familiare nel suo insieme. Questo significa che, se sei tu a essere intestatario del contratto e a pagare l'affitto, è il tuo reddito personale a dover restare entro 15.493,71 euro, indipendentemente dal reddito dei tuoi genitori o di un eventuale coinquilino.
E se il reddito supera la soglia anche di poche decine di euro? La detrazione non spetta affatto: non esiste una riduzione proporzionale né una fascia di uscita graduale. È un meccanismo a scaglione secco, e proprio per questo capita spesso che chi si trova appena sopra il limite scopra di aver perso il beneficio solo al momento della dichiarazione dei redditi.
Un altro dettaglio da non sottovalutare: il reddito da considerare è quello complessivo ai fini IRPEF, quindi comprende redditi da lavoro dipendente, autonomo, eventuali redditi da locazione di altri immobili posseduti e altre componenti reddituali imponibili. Chi ha un lavoro part-time o un contratto a termine dovrebbe fare due conti prima di dare per scontato il diritto al bonus.
I requisiti sul contratto e sulla residenza
Non basta avere l'età giusta e un reddito basso: serve anche un contratto di locazione regolare, che riguardi un'unità immobiliare diversa dall'abitazione principale dei genitori. Questo requisito distingue nettamente il bonus da altre agevolazioni fiscali e ne definisce lo scopo reale: favorire l'uscita di casa, non semplicemente aiutare chi affitta.
Il contratto deve essere registrato ai sensi della Legge 431/1998, la normativa che disciplina le locazioni abitative in Italia. Un contratto non registrato, o registrato con modalità difformi da quelle previste dalla legge, non dà diritto ad alcuna detrazione, qualunque sia l'età o il reddito del conduttore.
C'è poi un secondo requisito, spesso trascurato: l'immobile locato non può coincidere con l'abitazione principale dei genitori o di chi esercita la responsabilità genitoriale sul richiedente. In pratica, non puoi affittare (formalmente) da un genitore la casa in cui la famiglia vive già, sperando di ottenere la detrazione: la norma esclude esplicitamente questa situazione, che snaturerebbe lo scopo dell'agevolazione.
Infine, e questo è probabilmente il punto più delicato: l'inquilino deve trasferire la propria residenza anagrafica nell'immobile locato. Non basta viverci di fatto, né avere un contratto regolarmente registrato: serve il cambio di residenza all'anagrafe del Comune, formalizzato con le procedure ordinarie. È un adempimento burocratico che molti rimandano, spesso per pigrizia o per non voler perdere la residenza nella città d'origine, ma che è condizione necessaria per non perdere il diritto al bonus.
Chi si trasferisce per motivi di studio, magari con l'idea di tornare a casa nei weekend o durante le vacanze, dovrebbe valutare con attenzione questo passaggio. Ne parliamo più approfonditamente nell'articolo dedicato all'affitto per studenti fuori sede, dove trovi anche indicazioni su come gestire il doppio domicilio senza compromettere le agevolazioni disponibili.
Un'ultima nota pratica: se hai dubbi sulla correttezza formale del tuo contratto, o sui costi e le modalità di registrazione, ti consiglio di leggere la guida sulla registrazione del contratto di affitto, che chiarisce tempistiche e adempimenti spesso fonte di errori.
Riepilogo dei requisiti in una tabella
Per verificare rapidamente la tua idoneità, ecco tutti i requisiti riassunti in un unico schema.
| Requisito | Soglia o condizione |
|---|---|
| Età | Tra 20 anni e 31 anni non compiuti |
| Reddito complessivo | Non superiore a 15.493,71 euro |
| Tipo di immobile | Diverso dall'abitazione principale dei genitori o di chi esercita la responsabilità genitoriale |
| Contratto di locazione | Regolarmente registrato ai sensi della Legge 431/1998 |
| Residenza anagrafica | Deve essere trasferita nell'immobile locato |
| Durata della detrazione | Primi 4 anni di durata del contratto |
| Importo minimo garantito | 991,60 euro |
| Importo massimo | 2.000 euro |
Se anche una sola riga di questa tabella non corrisponde alla tua situazione, è probabile che il diritto alla detrazione non sussista, oppure vada verificato con più attenzione insieme a un CAF o a un commercialista.
Quanto vale la detrazione: il calcolo passo passo
La detrazione vale il 20% del canone di locazione annuo indicato nel contratto, con un minimo garantito di 991,60 euro e un tetto massimo di 2.000 euro. In altre parole, non tutti i canoni producono lo stesso beneficio proporzionale: chi ha un affitto molto basso guadagna in proporzione più del previsto, chi ha un affitto molto alto si scontra invece con un limite superiore.
Come funziona in pratica questo meccanismo a tre livelli? Si calcola prima il 20% del canone annuo pattuito nel contratto. Se il risultato è compreso tra 991,60 e 2.000 euro, quello è l'importo esatto della detrazione. Se il risultato è inferiore a 991,60 euro, si applica comunque l'importo minimo garantito. Se invece supera i 2.000 euro, la detrazione resta bloccata al tetto massimo.
Facciamo un primo esempio illustrativo, quello che riguarda probabilmente la maggior parte dei giovani in affitto in una città medio-grande. Supponiamo un canone annuo di 6.000 euro, quindi 500 euro al mese: il 20% corrisponde a 1.200 euro. Questo importo è compreso tra il minimo di 991,60 euro e il massimo di 2.000 euro, quindi la detrazione spettante è esattamente di 1.200 euro, senza correttivi.
Vediamo ora un secondo esempio, con un canone particolarmente contenuto, magari per una stanza in condivisione in una città più piccola. Supponiamo un canone annuo di 3.600 euro, cioè 300 euro al mese: il 20% sarebbe pari a 720 euro. Poiché questo importo è inferiore al minimo garantito di 991,60 euro, la detrazione effettiva non sarà di 720 euro, ma di 991,60 euro: scatta il floor previsto dalla norma, a vantaggio del contribuente.
Terzo esempio, all'opposto: un canone annuo elevato, tipico di un appartamento intero in una grande città. Supponiamo un canone annuo di 12.000 euro, cioè 1.000 euro al mese: il 20% sarebbe di 2.400 euro. Qui però interviene il tetto massimo di 2.000 euro, quindi la detrazione effettivamente spettante non sarà di 2.400 euro ma resterà bloccata a 2.000 euro, indipendentemente da quanto il canone reale sia superiore a questa soglia teorica.
Questi tre esempi, tutti puramente illustrativi e calcolati sulla base dei parametri normativi indicati, mostrano bene come il beneficio reale dipenda molto dalla fascia di canone in cui ci si trova. Chi paga un affitto medio-basso spesso ottiene il massimo vantaggio relativo, perché il 20% del canone rientra pienamente nella fascia intermedia senza toccare né il minimo né il massimo.
È utile ricordare che questa è una detrazione IRPEF, non un rimborso in denaro contante slegato dalle imposte dovute. Significa che l'importo calcolato riduce l'imposta lorda che il contribuente deve versare: se l'imposta lorda dovuta è inferiore alla detrazione spettante, l'eccedenza non genera un rimborso ulteriore oltre l'azzeramento dell'imposta stessa, secondo le regole generali di funzionamento delle detrazioni IRPEF.
Come richiederla nel modello 730
La detrazione va richiesta compilando il Quadro E del modello 730, nella sezione dedicata alle detrazioni per canoni di locazione, utilizzando il codice specifico 4. Questo codice identifica in modo univoco l'agevolazione riservata ai giovani tra 20 e 31 anni, distinguendola da altre detrazioni per l'affitto previste per categorie diverse di contribuenti.
Cosa serve materialmente per compilare correttamente questa sezione? Servono gli estremi del contratto di locazione registrato, i dati anagrafici del richiedente, l'importo del canone annuo pattuito e, ovviamente, la certezza di rientrare in tutti i requisiti descritti nei paragrafi precedenti. Chi si affida a un CAF o a un commercialista di solito porta con sé una copia del contratto registrato e l'attestazione di residenza, oltre alla documentazione reddituale ordinaria.
Un errore che capita spesso è confondere questo codice con altri codici presenti nella stessa sezione del Quadro E, che si riferiscono a detrazioni diverse per l'affitto, riservate ad esempio ai lavoratori dipendenti che trasferiscono la residenza per motivi di lavoro, o ai contratti a canone concordato. Ogni codice corrisponde a requisiti specifici e non intercambiabili: usare il codice sbagliato può portare a un controllo da parte dell'Agenzia delle Entrate e alla successiva richiesta di documentazione integrativa.
Chi presenta la dichiarazione tramite un intermediario abilitato dovrebbe sempre segnalare esplicitamente di voler richiedere il bonus affitto giovani, indicando l'età e verificando insieme al professionista che il reddito rientri nella soglia prevista. Non dare per scontato che il software di compilazione applichi automaticamente la detrazione più conveniente: in alcuni casi, se sussistono più requisiti per detrazioni diverse, è necessario scegliere consapevolmente quale codice applicare.
E se si presenta il modello Redditi Persone Fisiche anziché il 730? Anche in questo caso la detrazione è prevista, con un quadro analogo dedicato agli oneri detraibili, ma la struttura dei righi e dei codici può differire leggermente rispetto al modello 730. Vale sempre la pena, in caso di dubbio, farsi assistere da chi predispone la dichiarazione professionalmente.
Per quanti anni spetta e cosa succede dopo
La detrazione spetta per i primi 4 anni di durata del contratto di locazione, un periodo definito e non prorogabile oltre questa soglia. Superati i 4 anni dalla data di stipula del contratto, il diritto alla detrazione cessa automaticamente, anche se l'affitto prosegue e il conduttore mantiene formalmente gli stessi requisiti di età e reddito.
Cosa succede quindi al quinto anno di locazione? Semplicemente, non si potrà più indicare il codice 4 nel Quadro E del 730 per quel contratto specifico, e la detrazione non sarà più applicabile, indipendentemente dall'età anagrafica ancora rientrante nella fascia 20-31 anni.
C'è però un punto interessante da considerare: cosa accade se, prima dello scadere dei 4 anni, il conduttore compie 31 anni? In quel caso il requisito anagrafico viene meno prima ancora che si esaurisca il periodo massimo di fruizione previsto per il contratto, e la detrazione decade per il venir meno del requisito dell'età, non per la durata del contratto in sé. I due limiti, quello dei 4 anni e quello dei 31 anni non compiuti, operano quindi in parallelo, e prevale sempre quello che si verifica per primo.
Vale la pena chiedersi: conviene rinnovare o rinegoziare il contratto per "azzerare" il conteggio dei 4 anni? Non è una strada percorribile nella sostanza: quello che conta è la situazione di fatto e la finalità della norma, pensata per accompagnare un periodo transitorio di autonomia abitativa giovanile, non per generare rendite fiscali indefinite attraverso rinnovi formali dei contratti.
Chi si avvicina alla scadenza del quarto anno, o al compimento dei 31 anni, dovrebbe iniziare a valutare per tempo altre eventuali agevolazioni disponibili, comprese quelle collegate all'ISEE, di cui parliamo proprio nel prossimo paragrafo.
Bonus affitto giovani e deduzione ISEE: non confonderli
Il bonus affitto giovani è una detrazione IRPEF che riduce le imposte da pagare, mentre la deduzione del canone nel calcolo ISEE, disciplinata dal DPCM 159/2013, riduce il valore ISEE utile per accedere ad altre prestazioni sociali. Sono due strumenti concettualmente distinti, che non vanno mai sommati o confusi tra loro nel ragionamento pratico.
Perché è così facile fare confusione tra questi due strumenti? Perché in entrambi i casi si parla di "affitto" e di un beneficio economico legato al canone di locazione pagato. Ma il meccanismo con cui producono un vantaggio è completamente diverso, e anche i requisiti soggettivi non coincidono affatto.
La detrazione IRPEF di cui abbiamo parlato in questo articolo agisce direttamente sull'imposta dovuta dal contribuente giovane, riducendola di un importo calcolato sul canone annuo, entro i limiti minimo e massimo che abbiamo visto. È una misura specifica per l'età 20-31 anni non compiuti, legata a requisiti di reddito, contratto e residenza molto puntuali.
La deduzione ISEE, invece, funziona su un piano completamente diverso: interviene nel calcolo dell'indicatore della situazione economica equivalente, riducendo il valore ISEE complessivo per chi vive in affitto, secondo le regole previste dal DPCM 159/2013. Un ISEE più basso può facilitare l'accesso a bonus, agevolazioni universitarie, tariffe agevolate per servizi pubblici e altre prestazioni sociali legate proprio al valore dell'indicatore, ma non riguarda in alcun modo l'IRPEF dovuta.
In pratica, puoi trovarti nella condizione di beneficiare di entrambe le agevolazioni contemporaneamente, perché non sono alternative tra loro né si escludono a vicenda: rispondono a logiche e a normative diverse. Ma è un errore pensare che dichiarare l'affitto nell'ISEE "valga" già come richiesta della detrazione IRPEF, o viceversa: sono due adempimenti separati, con documenti e sedi di dichiarazione differenti.
Se vuoi approfondire nel dettaglio come funziona la deduzione ISEE per l'affitto, quali sono le soglie previste e come dichiarare correttamente il canone nella DSU, trovi tutte le indicazioni nell'articolo dedicato ISEE e affitto: come dichiararlo e quali agevolazioni spettano. Consiglio di leggerlo con attenzione soprattutto a chi, oltre al bonus IRPEF descritto qui, sta valutando anche altre prestazioni sociali collegate all'ISEE del proprio nucleo.
Errori comuni che fanno perdere il bonus
Il primo errore, il più frequente in assoluto, è non trasferire la residenza anagrafica nell'immobile locato, dando per scontato che basti vivere effettivamente nella casa in affitto. Non è così: la norma richiede espressamente il trasferimento formale della residenza, e senza questo passaggio la detrazione non spetta, anche se tutti gli altri requisiti sono soddisfatti.
Perché tanti giovani rimandano questo adempimento? Spesso per timore di perdere agevolazioni legate alla residenza nella città di origine, o semplicemente per pigrizia burocratica, considerando il cambio di residenza un dettaglio secondario rispetto alla firma del contratto. In realtà è un passaggio determinante ai fini fiscali, da non sottovalutare mai.
Il secondo errore riguarda il reddito: molti superano la soglia di 15.493,71 euro anche di poco, magari per un aumento di stipendio, un rinnovo contrattuale o un lavoro accessorio, e continuano a dare per scontato il diritto al bonus basandosi sulla situazione dell'anno precedente. Il requisito reddituale va verificato anno per anno, con riferimento al periodo d'imposta per cui si presenta la dichiarazione, non alla situazione al momento della firma del contratto.
Terzo errore, di natura più tecnica: dimenticare di indicare il codice corretto, il numero 4, nella sezione del Quadro E dedicata alle detrazioni per canoni di locazione. Confondere questo codice con altri codici presenti nella stessa sezione, riferiti a detrazioni diverse e con requisiti differenti, è un errore comune soprattutto per chi compila la dichiarazione autonomamente senza assistenza professionale.
C'è poi un quarto errore, meno frequente ma comunque rilevante: presentare un contratto non registrato regolarmente, o registrato con modalità non conformi alla Legge 431/1998, pensando che basti un accordo scritto tra le parti. Senza registrazione formale del contratto, nessuna detrazione per canoni di locazione è ammessa, indipendentemente dall'età o dal reddito del richiedente.
Infine, un errore di valutazione più che tecnico: pensare che l'immobile locato dai genitori, anche se formalmente intestato a loro, possa dare diritto alla detrazione se coincide con l'abitazione principale della famiglia. La norma esclude esplicitamente questa situazione, e presentare la richiesta in questi casi espone al rischio di un controllo con conseguente recupero dell'imposta non versata, oltre a sanzioni e interessi.
Domande frequenti
Quali sono i requisiti per il bonus affitto giovani 2026?
Servono un'età tra 20 e 31 anni non compiuti, un reddito complessivo non superiore a 15.493,71 euro, un contratto di locazione registrato secondo la Legge 431/1998 e la residenza anagrafica trasferita nell'immobile locato, diverso dall'abitazione principale dei genitori.
Quanto vale la detrazione e come si calcola?
La detrazione corrisponde al 20% del canone annuo di locazione, con un minimo garantito di 991,60 euro e un tetto massimo di 2.000 euro. Su un canone annuo di 6.000 euro, ad esempio, il 20% è 1.200 euro, importo pienamente detraibile.
Per quanti anni posso usufruire del bonus?
Il bonus spetta per i primi 4 anni di durata del contratto di locazione. Se prima dello scadere di questo periodo il conduttore compie 31 anni, il diritto alla detrazione decade comunque per il venir meno del requisito anagrafico.
Il bonus affitto giovani è la stessa cosa della deduzione ISEE per l'affitto?
No, sono due agevolazioni distinte. Il bonus affitto giovani è una detrazione IRPEF che riduce le imposte dovute, mentre la deduzione ISEE, prevista dal DPCM 159/2013, riduce il valore dell'indicatore usato per accedere ad altre prestazioni sociali.
Cosa succede se il mio reddito supera di poco la soglia prevista?
Se il reddito complessivo supera anche di poco 15.493,71 euro, la detrazione non spetta affatto: non è prevista alcuna riduzione proporzionale o fascia di uscita graduale, per cui conviene verificare la propria situazione reddituale prima di presentare la dichiarazione.
Conclusione
Il bonus affitto giovani 2026 è una detrazione IRPEF concreta, ma legata a requisiti precisi che vanno verificati con attenzione prima di darla per scontata: età tra 20 e 31 anni non compiuti, reddito entro 15.493,71 euro, contratto regolarmente registrato e residenza anagrafica effettivamente trasferita nell'immobile locato. L'importo varia dal minimo di 991,60 euro al massimo di 2.000 euro, calcolato sul 20% del canone annuo, e spetta per i primi 4 anni del contratto.
Prima di presentare il modello 730, conviene ripercorrere la tabella dei requisiti che abbiamo visto, verificare con precisione il proprio reddito complessivo dell'anno d'imposta di riferimento, e assicurarsi di aver effettivamente cambiato residenza. Ricorda inoltre che questa detrazione non ha nulla a che vedere con la deduzione ISEE per l'affitto: sono due strumenti diversi, utilizzabili anche insieme, ma con logiche e documentazione separate.
Se stai per firmare un contratto di locazione o l'hai appena firmato, verifica subito con un CAF o con il tuo commercialista se rientri in tutti i requisiti descritti in questo articolo, portando con te il contratto registrato e l'ultima dichiarazione dei redditi. Un controllo preventivo di pochi minuti può evitare errori nella dichiarazione e permetterti di ottenere davvero l'importo massimo a cui hai diritto. Non aspettare la scadenza del 730 per informarti: prima verifichi i requisiti, prima puoi organizzarti anche sul fronte del cambio di residenza, se non l'hai ancora fatto.